domenica 31 maggio 2015

Storymap: raccontare eventi attraverso mappe interattive e multimediali


Propongo una sintetica rielaborazione dell'articolo "Seven Ways to Create a Storymap", pubblicato su Schoolofdata il 25/08/2014, che affronta il tema dell'utilizzo delle Storymaps in ambito giornalistico. Nel post si discute infatti di cosa sia una storymap attraverso l'esame di alcuni esempi che mostrano come una mappa interattiva, corredata da legende e media, possa essere un supporto efficace per commentare una storia. Nel seguito del post vengono proposte e recensite 7 applicazioni web per realizzare storymaps. La possibilità di trasferire dal giornalismo alla didattica questo tipo di strumenti è abbastanza immediata, si tratta di una forma di storytelling e/o presentazione supportata da una mappa interattiva e multimediale

Cos'è una Storymap?
Qualora si disponga di una vicenda che presenta le caratteristiche narrative della "storia", questa può essere facilmente rappresentata attraverso una storymap. Le principali caratteristiche che tale contenuto / vicenda deve possedere sono:
# deve svilupparsi attraverso una serie di fasi /momenti ben identificabili e 
collocati luoghi diversi dello spazio, 
# deve essere possibile attraverso testo, immagini, filmati, etc. corredare e illustrare la vicenda
# si deve disporre di una applicazione web o software per riportare su una mappa le varie tappe della storia e i contenuti multimediali necessari a raccontarla



New York Times
Tre esempi di come la realizzazione di storymaps sia stata utilizzata dal New York Times come forma di Digital Storytelling capace di proporre mappe interattive con legende per mostrare i diversi punti nello spazio in cui si articola e sviluppa una storia.

Gli Esempi
# Riding the Silk Road: viaggio attraverso la via della seta, luglio 2013;
# The Russia Left Behind, racconto della storia di 12 ore di viaggi da San Pietroburgo e Mosca;
# A Rogue State Alng Two Rivers: luglio 2014, racconto della progressiva espansione del "Califfato" islamico dell'Isis tra Tigri e Eufrate;

New York Times: Riding the New Silk Road
Racconto, Mappa, Movimento e Durata
In tutti e tre i casi questa particolare forma di digital storytellnig riesce a produrre nel lettore un forte coinvolgimento dovuto alla rappresentazione del movimento che nella mappa è reso dal percorso che collega i diversi punti della storia nella mappa, percorso che il lettore deve a sua volta attraversare muovendosi tra essi. Il passaggio dall'uno all'altro compiuto del lettore traduce l'idea di durata temporale e lo scorrere della pagina e delle legende e punti consente una esperienza delle storie di viaggio raccontate, più piena, ricca, completa e coinvolgente. Si tratta di una forma di combinazione in cui la dimensione temporale trova traduzione non in un video, ma in un "testo multimediale dinamico", la mappa geografica, l'uso della legenda, etc. fungono da contesto della storia e interagiscono con essa e con la percezione del lettore.

Una Narrazione Cartografica
"La rivolta degli Schiavi in Jamaica, 1760-61, una narrazione cartografica" reinventa in un altro modo ancora sia la cartografia che il digital storytelling. Il lavoro è frutto della collaborazione di Axis Maps con Vincent Brown dell'Università di Harvard. Gli autori così definiscono questo lavoro: "una mappa animata tematica che narra la storia spaziale della più grande rivolta di schiavi dell'impero britannico del XVIII secolo".

La Rivolta degli Schiavi in Jamaica
Applicazioni per creare una Storymap
L'articolo si conclude con la segnalazione di applicazioni e software per la realizzazione di storie digitali attraverso mappe interattive. Queste le applicazioni proposte:
# StoryMap JS:  editor di mappe sincronizzato con Google Drive Editor. Supporta l'uso di: Mappe, slides, intestazioni, testo esplicativo, media (incorporamento)
# Odyssey.js:  fornisce modelli di ambienti che supportano la creazione della storymap e permette la creazione di tre differenti tipologie di mappe: in formato slide; una visualizzazione basata sullo scrolling della pagina; visalizzazione animata.
TimeMapper: Supporta: descrizione punto, data e testo esplicativo che vanno inseriti in un foglio di lavoro Google che poi realizza una mappa con timeline
# JourneyMap:  
# Google Earth Tour Builder: realizza Tour 3D in Google Earth
Story Maps: consente la creazione di una ampia gamma di storymaps diverse per tipologia. possono infatti essere: sequenziali, basate su posizioni, narrative. 
# PlayBack: Java Plug in 

Tra tutte queste applicazioni consiglio, per motivi di semplicità, facilità di utilizzo e versatilità: Odyssey e Story Maps.

sabato 16 maggio 2015

Riformare la scuola, come si può fare? Il caso della Finlandia

Il Problema
Quali indicazioni si possono trarre dal successo delle politiche di riforma scolastica che hanno portato avanti altri paesi? Non certo la dogmatica assunzione di forme da applicare meccanicamente alla realtà scolastica di un paese come l'Italia, ma possono certamente essere tratte indicazioni e linee guida generali su come si dovrebbe agire e anche criteri per valutare come si agisce.
In altre parole non si tratta di copiare i contenuti di qualche mirabolante e rivoluzionaria riforma scolastica realizzata da altri, ma di cercare di capire come essi abbiamo proceduto: non che cosa hanno fatto, ma come lo hanno fatto.

La riforma della Scuola in Finlandia
Interessanti spunti per riflettere su come sia possibile riformare un sistema scolastico, su quali siano le sfide politiche ed educative cui si va incontro e quali  le modalità più opportune per pianificare e attuare le riforme in termini di tempi e risorse, ci è offerto da un interessante articolo comparso su Oxydiane, "La riforma che ha cambiato la scuola in Finlandia", in cui non trovo nessuna indicazione precisa relativa alla data di pubblicazione e all'autore. 
L'articolo è puntuale e preciso e costituisce un ottimo punto di partenza per chi voglia ulteriormente approfondire l'argomento, grazie all'apparato di note, documentazione allegata, precisi riferimenti, con cui viene supporta la descrizione del processo riformatore finlandese. 

Alcune caratteristiche della scuola finlandese e del modo in cui è stata riformata
Consiglio la lettura dell'intero articolo e mi limito a sottolineare i punti che più mi interessano, anche in relazione alla attualità politica italiana e alla riforma nota come "La buona scuola"
# scuola primaria comune fino a 16 anni articolata e della durata complessiva di nove anni, in cui si distinguono due segmenti: 6 + 3 anni (elementari e medie nostre) e scuola superiore di 3 anni
 scuole di dimensioni piccole / medie con un massimo di 300/500 alunni, in cui tutti si conoscono e la scuola è una effettiva comunità di apprendimento caratterizzata da un forte senso di appartenenza, l'opposto di quanto si è fatto in Italia con la riforma Gelmini;
 gradualità del processo di riforma che è attuata a "piccoli passi" e in tempi lunghi in quanto prende le sue mosse nel 1972 e si può dire portata a termine nel 2002
la riforma viene affrontata da un sistema politico e partitico che condivide gli obiettivi, è consapevole dell'importanza della formazione, gestisce in modo unitario il lungo processo di transizione, concordo sui tratti essenziali del processo di trasformazione della scuola ed è disposto a investire nell'istruzione considerandola "strategica" per il paese;
la riforma non viene "pensata" e "attuata" a prescindere dagli operatori della scuola e ponendo questi di fronte al fatto compiuta, ma assumendo la "politica scolastica" come punto essenziale della riforma. Riformare non vuol dire calare dall'alto modelli di "buona scuola" preconfezionati a tavolino, ma guidare un processo pluriennale di costruzione collaborativa di un nuovo sistema partendo dal basso
importanza che viene data alla scuola intesa come ambiente di apprendimento dotato di tutti gli strumenti, gli spazi e le risorse necessarie all'apprendimento e insegnamento. 

GERM e ARM? 
Questione capitale è il modello di sistema educativo che si intende realizzare attraverso il processo di riforma, occorre averne una chiara visione per poter procedere con efficacia nell'attuare una riforma di un sistema così complesso come quello scolastico. La totale assenza di una simile visione complessiva, ha sempre brillato per la sua assenza, in tutte le pseudo - riforme portate avanti in questi ultimi anni dai governi italiani che infatti sono state caratterizzate da: incoerenza, pressapochismo, contraddittorietà, inconcludenza, etc. Basti pensare che nel giro di pochi anni il sistema di reclutamento dei docenti è stato cambiato 4 volte per cui ora esistono contemporaneamente, 4 tipologie di "aspiranti docenti", tutti divenuti tali in pieno rispetto delle leggi emanate in materia dal ministero e tutti incerti sul loro futuro perché non si riesce a comporre in un quadro unitario la loro situazione normativa. Si leggo questa testimonianza di Carlo Mazza Galanti sulla follia del sistema d reclutamento dei docenti in Italia dal titolo significativo "Come farsi passare la voglia di diventare insegnanti"
A livello internazionale si possono considerare prevalenti due diverse concezioni, radicalmente differenti, di cosa debba intendersi per "sistema educativo scolastico". Si tratta dei Modelli GERM (Global Education Reform Movement) e ARM (Alternative Reform Movement), che cercherò di descrivere per sommi capi e che costituiscono il riferimento delle politiche educative dei paesi OCSE, con una netta prevalenza per la ricetta neoliberista del prescritta dal modello GERM.

Il modello GERM
Il modello GERM è quello che equipara la scuola a un sistema produttivo e adotta le logiche della gestione aziendale: valutazione docenti, studenti, accountability, test di misurazione, definizione di standard, adozione delle TIC, ecc. Sorge negli anni '80 in U.S.A., Gran Bretagna, Australia, diviene ortodossia didattica nell'età di Reagan e della Thatcher, ispira la rifondazione delle scuole anglossassoni sulla base della competitività e della standardizzazione.
Il modello del mercato viene applicato alle istituzioni scolastiche che devono entrare in concorrenza tra loro, in questo modo sarebbero costrette a migliorare la loro offerta. Tassello fondamentale di questa concezione è la possibilità di misurare la qualità dell'istruzione offerta dalle singole scuole e perfino dai singoli docenti. Questo il contesto entro cui trovano collocazione le prassi valutative fondate sull'uso dei test.
Per meglio comprendere le caratteristiche del modello GERM consigli la lettura dell'articolo di Pasi Sahlberg Global Education Reform Movement is here!, che ha scritto anche un pezzo per The Guardian dall'inequivocabile titolo The PISA 2012 scores show the failure of "market based" education reform
Tale prassi viene fatta propria dalle agenzie internazionali di valutazione, che su tale fondamento ideologico neoliberista costruiscono un sistema di monitoraggio e comparazione dei sistemi formativi, come quello OCSE - PISA la cui attenzione si focalizza però solo su alcune competenze: Literacy e Numeracy, escludendone completamente altre.
La strategia messa in atto da Invalsi con le sue prove di "valutazione" del successo scolastico, si basa su una strategia di accountability fondata sui test, che è estranea al nostro sistema scolastico e agli obiettivi che, a partire dal dettato costituzionale, essa da sempre persegue. Insomma pretendere di valutare la nostra scuola con i test Invalsi sarebbe come pretendere di misurare la distanza tra Roma e Milano in Chilogrammi. A proposito della validità scientifica dei test Invalsi segnalo uno dei tanti articoli del matematico Giorgio Israel a proposito della situazione della scuola italiana e dei test Invalsi, dal titolo La scuola e il crollo del buon senso 

Il modello ARM
Il modello ARM (Alternative Research Movement) è più umanistico ed è fondato sulla autonomia delle istituzioni scolastiche con pochi standard nazionali e punta sulla formazione del personale docente e la sua autonomia in qualità di professionisti. Nel modello ARM si punta sulla collaborazione e non sulla competizione tra studenti, docenti e scuole, anzi tale idea è del tutto assente. Il modello ARM è quello scelto dalla scuola finlandese, caratteristiche principali del modello ARM in Finlandia sono:
- fiducia nei docenti e dirigenti che sono considerati professionisti di alto livello e che sono formati secondo percorsi chiari e affidabili;
- vengono incoraggiate a tutti i livelli (dirigenti, docenti, studenti) il pensiero critico, la creatività, l'immaginazione, la proposta di nuove soluzioni e idee;
- Finalità ultima dell'apprendimento e dell'insegnamento sono il piacere di apprendere, infondere curiosità e sviluppare lo sviluppo complessivo di chi apprende.


Cosa si può imparare dalla riforma scolastica finlandese?

1. I tempi di una riforma scolastica
I tempi sono quelli lunghi e vanno gestiti da un ceto dirigente lungimirante, il contrario delle mille riforme che la scuola italiana ha dovuto subire e che si caratterizzano per i brevissimi tempi di incubazione e la totale incapacità di affrontare il problema in modo sistemico, limitandosi a intervenire solo in alcuni settori e senza curarsi della coerenza degli interventi con il sistema nel suo complesso. La riforma Gelmini è stata pensata in pochi mesi e attuata immediatamente con obiettivi prevalentemente finanziari (risparmiare). La Riforma Gelmini - Renzi, nota con quello che pare più uno slogan che un'idea per riformare la scuola (La Buona Scuola), viene considerata intoccabile e scodellata in pochi mesi all'opinione pubblica e ai soggetti che operano nella scuola, lasciati totalmente al di fuori del processo di elaborazione della riforma stessa, se si esclude la finzione di questionari online e siti web che somigliano più a brochure pubblicitarie che a luoghi di dibattito.
Prima Conclusione: per cambiare la scuola occorre una capacità progettuale sistemica e un lavoro pluridecennale graduale, coerente ma inesorabile che coinvolga attivamente tutti i soggetti in campo. 

2. I luoghi della riforma della scuola
I luoghi della riforma della scuola sono le scuole intese come edifici, sono le aule intese come ambienti di apprendimento. L'opinione pubblica italiana, gli stessi docenti e studenti, non sono nemmeno lontanamente in grado di comprendere l'inadeguatezza dei luoghi in cui la comunità scolastica svolge il suo lavoro di apprendimento e insegnamento. Ricordo solo, per chi non lo sapesse, che circa la metà delle scuole italiane non ha né il certificato di agibilità, né quello di prevenzione incendi e che il 40% degli edifici ha 40/50 anni di età. Il solo modo per avere un'idea precisa dell'arretratezza e del sottosviluppo italiani è quello di utilizzare video e immagini. Quindi lascio la parola a fotografie e filmati

2.1. Finlandia: Jyvaskyla, la capitale della scuola finlandese
Anche in Italia esiste qualche bella scuola, ma si tratta di rari casi, in Finlandia sono per la maggior parte come mostrano le fotografie. Si tratta di tre diverse scuole da me visitate durante un soggiorno ad Jyvaskyla nel 2009 in qualità di visitatore italiano del sistema scolastico finlandese, ho visitato tutte le scuole della cittadina.

Atrio della Scuola media Vaajakumpu

Scuola media Vaajakumpu: sala professori

Liceo Cygnaeus: sala professori

istituto Viitaniemi: una delle sale mensa
Un articolo (in inglese) in cui si approfondisce la concezione della scuola come progettazione di Ambienti di apprendimento e non di fatiscenti edifici di stanze vuote come in Italia, si può leggere sul sito della OECD: Conference in Finland on Tomorrow's Learning Environment

2.2. La Scuola Danese: Hellerup
In questo filmato dell'Indire viene presentata una scuola tipo danese: la scuola di Hellerup:



2.3. La scuola Svedese
Il polo creativo di Stoccolma in questo studio dell'Indire: la scuola di Vittra - Telefonplan.



2.4. La scuola Australiana
In Australia le scuole sono quasi tutte private, nelle scuole pubbliche ci va chi non può permettersi la scuola privata. Questo che vedete presentata nel filmato è l'edificio che ospita l'unico liceo pubblico di Melbourne. In Australia si sta passando al sistema "open classrooms" aule aperte, in pratica non esistono aule e tutti gli studenti ricevono, da una decina d'anni a questa parte, il laptop dalla scuola. La didattica è basata sull'online learning.

2.5. La Scuola Italiana?
Tutti noi abbiamo esperienza di quale sia la condizione disastrosa degli edifici scolastici in Italia, si consideri però che non si tratta solo di inadeguatezza dal punto di vista della sicurezza, semplicemente la maggioranza degli edifici scolastici italiani non sono scuole, non sono nemmeno ambienti di apprendimento, sono stanze delle stanze vuote del tutto inadeguate alle esigenze della didattica del XXI secolo. Nel mio istituto, per esempio, non si possono nemmeno spostare i banchi. devono restare disposti su tre colonne per motivi di sicurezza, in caso si debba evacuare velocemente la scuola. 

3. Mercato versus Comunità
Mentre il modello anglosassone è fondato sull'idea di competitività e concorrenza declinate a tutti i livelli e assunte come principale garanzia della crescita della qualità della formazione, il modello ARM attuato in Finlandia  è fondato sull'idea di comunità e della formazione come ricerca e costruzione collaborativa della conoscenza e del percorso didattico. L'aspetto più interessante di questa prospettiva, è che la stessa riforma è stata attuata come un processo collaborativo di costruzione del nuovo sistema scolastico, processo di cui i docenti e studenti sono stati protagonisti. Questi alcuni spunti interessanti propri di questo modo di procedere:
Consenso e fiducia della popolazione sul modo di operare dei governi e sugli effettivi obiettivi della riforma, finalizzata a trasformare il sistema economico del paese in una "economia della conoscenza";
Estrema gradualità della riforma: pur prevedendo un mutamento drastico del sistema scolastico, l'attuazione della riforma si è sviluppata in un arco di 20/30 anni consentendo di assorbire gradualmente le novità 
Negoziazione di ogni passo della riforma con i soggetti chiamati in causa e condivisione degli obiettivi;
Clima di fiducia reciproca tra famiglie, docenti, studenti, dirigenti e autorità politica, non esiste un sistema di valutazione esterno degli studenti, delle scuole, dei docenti;
graduale ricambio del corpo docente con pensionamento degli insegnanti formati nel modo tradizionale e immissione di nuovi docenti formati diversamente e secondo un profilo differente da quello tradizionale
# Creazione attraverso la collaborazione tra i docenti di un nuovo curricolo per la scuola

LINKOGRAFIA
Carlo Mazza Galanti, Come farsi passare la voglia di diventare insegnanti"Germ
Fedinando Imposimato, Difendete la scuola pubblica
Giorgio IsraelLa scuola e il crollo del buon senso
OxydianeLa riforma che ha cambiato la scuola in Finlandia
OECDConference in Finland on Tomorrow's Learning Environment
Pasi Sahlberg 
Global Education Reform Movement is here!
The PISA 2012 scores show the failure of "market based" education reform

mercoledì 29 aprile 2015

Infografiche: una lunga storia

Si fa presto a dire "Infografica"
La rappresentazione grafica delle informazioni è sempre stato uno degli aspetti principali dell'agire comunicativo, in un certo senso è all'origine della stessa nascita della scrittura, che altro non è se non rappresentazione grafica della lingua parlata.
Altro fondamentale aspetto che da sempre caratterizza la rappresentazione grafica delle informazioni è la ricerca di un ordine che trasformi i dati in informazioni imponendo ad essi una struttura relazionale. Anche per questo secondo aspetto siamo di fronte a uno degli aspetti principali dell'agire conoscitivo umano, la ricerca del senso, del logos che è alla base nascita della filosofia e delle scienze.
Anche l'odierno successo delle infografiche nasce dalla stessa ragione, la quantità di dati oggi in nostro possesso è tale da risultare ingovernabile, ma non si tratta solo del problema dell'overload informativo, si tratta della difficoltà di "inquadrare" i dati, ovvero inserirli in un contesto strutturato, categorizzato, che li renda comprensibili e esplorabili, senza la qual cosa i dati non saranno mai informazioni, ma caos, opposto del logos, disordine.

Infografica? Chi è costei?
Senza indulgere in peraltro interessanti questioni di natura storica, semiotica, epistemologica e semantica, assumiamo il termine infografica nel suo senso più ampio di "information design" ben espresso dalla parola "infographic"che nasce dalla fusione delle parole informazione (information) e grafica (graphic), ovvero: visualizzazione delle informazioni in cui prevale l'aspetto grafico e visivo su quello testuale. Componente essenziale dell'attuale sviluppo delle infografiche è la digitalizzazione e l'elaborazione computerizzata delle informazioni e della loro visualizzazione.
In questa accezione molto ingenua e generale molte cose possono essere etichettate come Infografiche: mappe concettuali e mentali, diagrammi di flusso, istogrammi, mappe, schemi, ecc.

Per cercare di chiarire cosa sia una infografica possiamo tracciare una storia dell'infografica attraverso l'esame di alcuni esempi tratti dalla storia della nostra cultura, fino ad arrivare, in un successivo post fino ai nostri giorni per poter prendere in considerazione le infografiche interattive e dinamiche che la comunicazione digitale consente di realizzare

I greci, come sempre! Apiano e il cosmo aristotelico - tolemaico
Piero Apiano, XVI secolo, illustrazione dell'universo aristotelico - tolemaico
Cominciamo con un disegno che rappresenta l'universo aristotelico - telomeico realizzato da Piero Apiano, cartografo, matematico e astronomo tedesco vissuto a cavallo tra il XV e XVI secolo. Questa illustrazione rappresenta in modo compiuto e completo la concezione del cosmo che ha dominato la cultura occidentale per circa 2.500 anni. Siamo di fronte ad uno dei paradigmi più potenti e duraturi, una matrice di senso che ha consentito per decine di secoli di "inquadrare" qualsiasi cosa accedesse nell'universo.
Tutto ciò che esiste trova una collocazione generale in questo "disegno": la terra, i pianeti, il dualismo tra mondo sublunare e celeste, dio e gli uomini, le costellazioni e i segni dello zodiaco, i moti degli astri, i 4 elementi e l'etere, la fisica terrestre e celeste. Non si tratta, ovviamente, di dati statistici e specifici, ma del contesto generale in cui tali dati vanno inseriti per divenire informazioni. L'infografica di Apiano sintetizza i dati, ovvero fornisce una rappresentazione visiva unitaria del molteplice (come direbbe Kant), fornendo uno schema di organizzazione a dati e nozioni di varia natura: fisica, astronomica, metafisica, teologica, astrologica. 
Quali le caratteristiche di questa illustrazione? Procedendo senza alcuna pretesa di sistematicità possiamo stilare il seguente elenco:
# traduce visivamente un quadro concettuale, di origini greche, consistente in un ordine cosmico paradigmatico
applica tale quadro ai dati generali strutturandoli secondo relazioni grafiche rappresentate su una superficie bidimensionale
le relazioni di ordine logico - concettuale trovano espressione nella disposizione spaziale reciproca dei vari elementi che formano l'immagine
prevale decisamente l'elemento visuale, il design, su quello testuale. Le parole sono poche e in genere si preferisce usare simboli piuttosto che la scrittura alfabetica
la mappa può essere navigata e/o esplorata in molti modi e secondo percorsi diversi, ma tutti entro un quadro condiviso e intersoggettivamente valido
l'illustrazione non costituisce solo un tentativo riuscito di ordinare i dati, ma anche un meccanismo euristico che può fornire un supporto all'apprendimento o, addirittura, portare alla proposizione di nuove conoscenze
# combinatoria e dinamica

Una infografica raffigurante l'Enciclopedia Medioevale delle Scienze
L'illustrazione di Apiano non costituisce un caso eccezionale ma rientra in quella che era una consuetudine risalente alla miniaturistica medioevale e che si riscontra, per esempio, nelle raffigurazione del sistema del sapere costituito dalle sette atti liberali, come emerge da questa "infografica" del XII secolo opera di Herrad von Landsberg
Anche in questo caso siamo di fronte a una rappresentazione visiva che propone il sistema gerarchico di relazione tra le scienze che nel loro insieme costituiscono l'enciclopedia medioevale del sapere: il sistema delle 7 arti liberali, anche questo derivato dalla cultura greca classica.
Il disegno mostra i diversi comparti del sapere, i loro rapporti reciproci, il processo della produzione e circolazione dei flussi conoscitivi, nell'ottica propria della cultura medioevale. Alle caratteristiche rilevate in precedenza possiamo aggiungere
# la presenza del colore che aggiunge un ulteriore livello di significato e raffigurazione simbolica
# l'utilizzo di elementi architettonici con funzione comunicativa
# l'accuratezza del disegno che comporta la rappresentazione e comunicazione di ulteriori informazioni, quali gli strumenti impugnati dai personaggi raffiguranti le varie arti, che ricordano le icone delle infografiche moderne
# anche in questo caso manca la dimensione quantitativa
  
Le 7 arti liberali, Hortus Deliciarum, Herrad von Landsberg, XII sec.



Leibniz e l'Ars Combinatoria: la nascita dell'ideale Computazionale in una "Infografica"
L'ideale combinatorio di Leibniz, da lui definita Charateristica Universalis, consiste nella costruzione di un sistema di calcolo attraverso cui si potesse derivare la totalità del sapere a partire da alcune premesse e regole di inferenza originarie, segna la nascita del sogno computazionale, che trova piena fioritura ai nostri giorni, ma più come un incubo che come un sogno. Infatti il sogno di Leibniz è quello di individuare un algoritmo che riduca la dimostrazione a calcolo, ovvero ad una procedura automatica di tipo inferenziale e che sia tale da poter essere implementata su un meccanismo
Se questo aspetto del sogno leibniziano si è avverato, non altrettanto è accaduto con l'altra componente fondamentale dell'ideale del calcolemus: la riduzione della totalità dei dati a un sistema unico, coerente e completo. Trascurando gli aspetti logici di questo problema, insiti nei teoremi limitativi, basta considerare l'attuale problema dell'Information Overload e dei Big Data che nascono dalla combinazione di due criticità
l'enorme dimensione quantitativa che i dati disponibili hanno raggiunto e 
la difficoltà di combinarli entro un sistema unico e universale che conferisca loro un senso assoluto e stabile.

I 4 elementi aristotelici secondo Leibniz, Dissertatio de arte combinatoria, 1666

L'infografica di Leibniz si basa su due teorie fondamentale della scienza aristotelica, la fisica e la logica. Secondo la dottrina degli elementi della fisica aristotelica, i 4 elementi sono posti ai vertici di un quadrato inscritto in una circonferenza, ai vertici di in un altro quadrato concentrico sono inserite le loro qualità prime: caldo, umido, freddo, secco. L'organizzazione di questi elementi coincide con quelle del quadrato degli opposti della logica aristotelica secondo cui si possono calcolare tutte le possibili combinazioni dei vari tipi di proposizioni determinandone a priori la verità. Abbiamo raffigurate in questa illustrazione tutte le trasformazioni possibili degli elementi in base ad aggiunte e sottrazioni delle loro qualità.
Trascurando la questione fisica e filosofica, possiamo riscontrare anche in questa "infografica" le stesse caratteristiche viste in precedenza e trarre una prima fondamentale conclusione: rispetto alle infografiche attualmente in uso la principale differenza non è comunicativa, non riguarda il design, la logica di composizione della figura, ma consiste nel fatto che manca totalmente qualsiasi riferimento numerico, mentre l'odierna diffusione delle infografiche è strettamente connessa al trattamento dei numeri. I dati che le infografiche digitali raffigurano sono prevalentemente numerici e fanno riferimento a rilevazioni e misurazioni di fenomeni specifici, l'uso della raffigurazione delle informazioni in età antica e moderna è invece prevalentemente riferito a concetti generali secondo un approccio più aprioristico e deduttivo, sarà solo con la scienza e la quantificazione e matematizzazione dell'esperienza che si aprirà la strada per il trattamento matematico dei dati.



Le Infografiche "strettamente parlando"
Nel 1626 viene pubblicato il trattato di astronomia  Rosa Ursina sive Sol di Christoph Scheiner, astronomo e fisico gesuita tedesco, per illustrare i modelli seguiti dalla rotazione del sole vengono utilizzate illustrazioni che possono essere definite infografiche in senso proprio

C. Scheiner, Rosa Ursina sive Sol, pp. 339. immagine 64
Dalla voce di Wikipedia English dedicata alle infografiche, si apprende che nel 1857 Florence Nightingale realizzò un'infografica che illustrava le cause della mortalità dei soldati durante la guerra di Crimea, per convincere la regina Vittoria a migliorare le condizioni degli ospedali militar. L'infografica utilizza una combinazione di grafici a barre e a torta, ottenendo un "Coxcomb Chart", un grafico a "Cresta di gallo"

Diagram by Florence Nightingale, causes of mortality during Crimean War


Per proseguire questa carrellata di infografiche delle origini, un diagramma del 1840 che sembra realizzato oggi, tratto da un articolo di Luke Hinchliffe pubblicato il 27/01/2015 su  Kurtosys: Storytelling with Data Visualization. Viene rappresentata la diffusione del colera a Londra in relazione alla temperatura.

1840: Temperaturta e diffusione del colera a Londra


Possiamo concludere con un'altra infografica segnalata nello stesso articolo e risalente al 1917, si tratta di un poster della prima guerra mondiale dedicato al pane e in cui il disegno, persino i colori e la grafica, fanno pensare a una delle attuali infografiche.

1917, Bread, first in war, first in peace

Una Conclusione finalmente!
Da quanto visto fin qui emerge chiaramente che tutti gli elementi che caratterizzano ciò che oggi chiamiamo infografica sono il risultato di un lungo percorso storico che alcuni vogliono far risalire addirittura alle pitture rupestri della grotta di Altamira. Anche senza spingerci così indietro nel tempo, abbiamo documentato come la nascita e crescita dell'infografica, fino al raggiungimento dell'età adulta, sia da collocarsi tra il tardo medioevo e il XIX secolo. In tale arco di tempo infatti, tutti gli elementi costitutivi di questo media giungono a maturazione.
Semplificando possiamo dire che le componenti fondamentali di un'infografica sono: forma visuale, contenuto, conoscenza
Per quanto riguarda gli elementi grafico - visuali: icone, simboli, disegni, elementi geometrici, forme grafiche, ecc. sono presenti in modo massiccio sin dal medioevo. Anche la disposizione di questi elementi nello spazio acquista un significato informativo e comunica conoscenza, tutto nella grafica è da subito finalizzato alla espressione del contenuto, a dare una forma al contenuto. Anche i colori, diventano parte di quella struttura grafica complessiva e coerente che produce significato e rende leggibile l'infografica "antica". Altro aspetto interessante che possiamo individuare fin dalle prime illustrazioni che abbiamo presentato, è che la grafica delinea dei percorsi che vengono suggeriti all'osservatore. Si tratta di immagini statiche, che vanno però esplorate seguendo le "indicazioni" grafiche e cromatiche, ci si "deve" muovere all'interno dell'immagine "interagendo", seppur solo visivamente e intellettualmente, con essa, ma la strada che porterà a una forma di interazione concreta, grazie alla digitalizzazione, è già potenzialmente presente.
Anche l'elemento conoscitivo è da subito in primo piano in un duplice senso. In primo luogo tali immagini corrispondono sul piano alle categorie concettuali, loro scopo è quello di "trasformare" i dati in "informazioni" dotate di senso, in quanto collocate entro un contesto teorico che ne determina il significato. Quindi l'infografica è generata a partire dal complesso di teorie, conoscenze, premesse filosofico - culturali che fungono da elementi strutturanti dei dati, tale quadro concettuale di fondo viene reso con espedienti grafico - visuali e che determinano "come" i dati sono raffigurati e quindi semantizzati. In questo primo senso l'infografica assume, da subito, un valore comunicativo e pedagogico, suo scopo è favorire nell'osservatore l'apprendimento, in questo caso non tanto e non solo del contenuto veicolato, ma dei quadri concettuali che lo strutturano. In secondo luogo l'infografica è a sua volta un meccanismo euristico generatore di senso. La possibilità di esplorarla e muoversi al suo interno attraverso percorsi e meccanismi combinatori, può portare a nuove ipotesi e nuove conoscenze.
I contenuti che l'infografica organizza e comunica sono il terzo elemento costitutivo di essa. Qui troviamo la principale differenza tra le "infografiche classiche" e quelle "moderne e contemporanee". Mentre in età classica e medioevale i contenuto sono conoscenze e concetti generali, presenti anche nelle infografiche contemporanee, a partire dalla rivoluzione scientifica si va affermando, fino a prevalere, la rappresentazione di dati numerici relativi a fenomeni specifici.
Nel caso di Christoph Scheiner si tratta dei dati relativi all'orbita solare, quindi dati numerici frutto della operazione di matematizzazione della natura. Questa tendenza viene a investire sempre di più anche lo studio della società, come mostrano le infografiche di Nightingale e quella relativa all'epidemia di colera a Londra.
Oggi la quantificazione e misurazione di ogni aspetto della vita sociale e dell'attività umana è il paradigma dominante della conoscenza: qualsiasi fenomeno di qualsiasi tipo viene "descritto" in termini quantitativi. Questo determina una estrema sovrabbondanza di dati, che a sua volta pone l'esigenza di interpretare e organizzare tali tali "dati"  come decisiva. Da ciò la necessità di strumenti sempre più efficaci e potenti, come il trattamento algoritmico dei Big Data.
La strada dell'infografica è un'altra, più umanistica rispetto a quella dei Big Data e della Business Intelligence. Nelle infografiche infatti la comunicazione mira alla comprensione e interpretazione di un fenomeno secondo schemi intuitivi e immediati e attraverso una mediazione concettuale in cui segno e disegno offrono una traduzione dei concetti in imamgini.
Con la digitalizzazione si impone l'attuale infografica caratterizzata da interattività e dinamicità. Ma questa è un'altra storia.

Una Infografica sulla Storia delle Infografiche
Una interessante infografica sulla storia delle infografiche ralizzata in forma di timeline e che pone la nascita delle infografiche nel 40.000 a.C. ,con le prime pitture rupestri della grotta di Altamira in Spagna.


sabato 25 aprile 2015

Studenti che insegnano: lezioni e presentazioni realizzate dagli studenti

Quando, partendo dalle concrete problematiche che si incontrano nella quotidiana attività di insegnamento, si combinano insieme le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dal web con l'attività di costruzione collaborativa della conoscenza e con il ruolo attivo degli studenti nella didattica, si possono ottenere facilmente ottimi risultati.

Di Ogni Erba un Fascio
La Sceneggiatura con cui tradizionalmente vengono "somministrate" dall'alto dell'empireo ministeriali le "Nuove tecnologie Educative" e le "Grandi Epopee Pedagogiche", funziona secondo la seguente ricetta:
Ingredienti
1. si prendano, un po a caso e in numero considerevole, le ultime espressione modaiole e trendy che come bolle galleggiano (e scoppiano) nei cieli della didattica: Transmedia Storytelling, Gamification, Flipped Classroom, Personalized Learning, Instructional Design, etc.
2. si aggiungano tecnologie e dispositivi, gadgets, devices, etc., freschi ma anche non tanto;
3. si predisponga un progetto secondo modalità fordiste - tayloriste con accompagnamento di vecchi pezzi d'antiquariato industriale tipico della produzione in serie come Diagramma di Gantt, analisi SWOT, etc.
Preparazione
1. ci si assicuri di affidare la cottura a personalità di chiara incompetenza in materia,
2. quindi si faccia di "ogni erba un fascio"
3. si prevedano spese milionarie,
4. si cali dall'alto a docenti e studenti il tutto, stando bene attenti ad informarli solo all'ultimo minuto ma con disposizioni, circolari, scadenze, regolamenti in continuo e contraddittorio mutamento come l'eracliteo fiume in cui non ci si bagna mai due volte
5. questa è la parte più delicata: lasciate trascorrere diversi anni, quanti più possibile (vedi progetto Marte e Progetto Semidas in Sardegna) e servite quanto la pietanza è immangiabile e, magari, velenosa.
Il fallimento sarà garantito

Anche il più grande viaggio comincia da un solo piccolo passo
Proviamo, in questi tempi in cui va di moda capovolgere tante cose, dalla democrazia alla classe, a ribaltare la procedura. Quale problema ci si trova a dover affrontare in un giorno qualsiasi con la propria classe? Nel mio (nostro) caso lo studio della storia italiana, europea e mondiale della seconda metà del XIX secolo, avendo a disposizione poche settimane. Impossibile. Che fare?
Gli studenti preparano le lezioni utilizzando applicazioni web per realizzare presentazioni
# Il docente illustra loro le applicazioni web
# Studenti e docente programmano l'attività
# Gli studenti "spiegano" ai loro compagni utilizzando i lavori che hanno creato e pubblicato online
# Si condividono le risorse online tramite l'ambiente di apprendimento S.E.S.S.O. Il piacere di imparare, realizzato nel corso degli anni dal docente e dagli studenti 
# docente e studenti valutano le lezioni tenute dagli studenti
# si predispone una verifica sommativa
Niente di particolarmente rivoluzionario, si rimane nell'ottica della lezione di tipo frontale, potenziata grazie all'uso delle nuove tecnologie (applicazioni web, cloud, videoproiettore, connessione internet) e dialogata, ma è il classico eterno paradigma della scuola tradizionale.
A ben guardare però:
1. si risolve il problema
2. gli studenti apprendono come programmare un'attività
3. fanno esperienza dell'utilizzo del web come strumento di creazione e pubblicazione di conoscenze
4. imparano ad utilizzare gli strumenti e le procedure della comunicazione digitale, alfabetizzandosi in tale ambito
5. superano l'idea che apprendere significhi vomitare addosso al loro docente e ai loro compagni le nozioni, più o meno digerite, che trovano sul libro o negli appunti, cercando di essere quanto più fedeli possibile a tali sacri testi. "Spiegare" non è la stessa cosa che "ripetere", dal tono e inflessione della voce, alla struttura logica del discorso, cambia ogni cosa.

E per finire ...
Il risultato non è ancora l'epifania del "Supremo Logos  Tecnologico", è solo "un piccolo passo per l'umanità, ma un grande passo per i miei studenti" (e per me). Inoltre, loro non lo sanno ancora, rientrerà nella mia valutazione anche il giudizio che dovranno esprimere in merito alla spiegazione dei compagni e ai pregi e difetti delle loro presentazioni.
Dovranno:
# registrare le loro riflessioni con Audioboom;
# assegnare un punteggio da 0 a 5 stelle a ogni spiegazione e a ogni presentazione;
# realizzare con Tackk un rapporto generale postando le loro registrazioni, i punteggi ed esprimendo un giudizio in forma scritta
# condividendo il tutto nel forum di classe AulaForum
# Infine si potrà effettuare un sondaggio su Tricider

Le presentazioni degli Studenti
Pubblico alcune delle presentazioni che gli studenti hanno realizzato e in cui sono riscontrabili molti difetti e limiti sbagliando si impara e questo non è che il primo passo di un cammino.
Le applicazioni utilizzato sono state: Mindomo, Emaze, Prezi. Importante sottolineare come siano riusciti a impararne senza problemi l'uso sia perché educati al loro uso da due anni, sia perché nell'ottica sociale e collaborativa del web si impara facilmente dall'esperienza altrui. In questo gli studenti hanno utilizzato i video tutorial presenti sul web e non c'è stato bisogno di perdere tempo a scuola, magari in aula di informatica, per farne apprendere l'uso.

Jessica Vacca, Le origini della violenza totalitaria: I Boeri, il Grande Trek e la guerra Anglo - Boera



Martina Oppus, Le origini del totalitarismo: l'esplorazione dell'Africa, il saccheggio del Congo, le origini del lager



Eleonora Olla, L'Imperialismo in Asia orientale



Make your own mind maps with Mindomo.


Marco Corrias, Otto von Bismark

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Marco Corrias, La Belle Epoque

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giovedì 9 aprile 2015

Raiscuola: come creare una lezione con Raiscuola


La Rai offre innumerevoli risorse a supporto della didattica, grazie al ricco archivio video sono infatti disponibili contenuti adatti a ogni area disciplinare e ad ogni ordine e grado di scuola. Occorre però sottolineare come la Rai si sia da molti decenni impegnata nel proporre risorse che non si limitino alla semplice offerta di documenti in formato video.

Raiscuola è un vero e proprio portale di accesso a un enorme patrimonio di risorse. Il menù principale propone percorsi di tutte le discipline, eventi live, giochi, speciali, oggetti multimediali, ecc.
Non si tratta solo di video. Segnalo come esempio:
# Le visite virtuali: si tratta di tour virtuali in alcune città come Rodi, Parigi, Londra
# Giochi: adatti ai più piccoli, come labirinti, cruciverba, giochi musicali, numeri, ecc.
# Il sistema solare
# Eccezionale la sezione programmi dove si trova il meglio della produzione televisiva e radiofonica culturale della Rai, da Zettel a Divertinglese, da Nautilus, a Terza Pagina, ecc. Interessanti anche altri programmi Rai inspiegabilmente non compresi in questa raccolta come: uomini e profeti, il tempo e la storia, la storia in giallo, lezioni di musica, fahrenheit, ecc.
Purtroppo Raiscuola, come gli altri siti Rai, è pessimo dal punto di vista delle tecnologie utilizzate e della usabilità:
# vengono usate tecnologie superate e che richiedono continui aggiornamenti di plug-in o che producono continue interruzioni come: Silverlight, Shockwave, Flash, Java, anche il più fidato browser non fa che bloccarsi, richiedere autorizzazioni, arrestare la navigazione per motivi di sicurezza, ecc. Non mi è mai capitato di imbattermi in tanti contrattempi e avere tanti grattacapi come quando oso tentare di muovermi nei labirintici siti della Rai.
# La ricerca è impossibile: i vari motori di ricerca non trovano mai quello che si cerca, conviene usare google per cercare dentro i portali Rai
# E'vero che stiamo parlando di qualcosa di immenso tra programmi, materiali, Tv, radio, ecc. ma possibile che non ci fosse un modo più chiaro e ordinato di organizzare il tutto? Quando ci si muove dentro i siti Rai ci si perde regolarmente.

Le Lezioni
Per tornare al portale Raiscuola, registrandosi o accedendo con il proprio account Facebook, è possibile disporre di un proprio spazio all'interno del quale esplorare i materiali disponibili o crearne di propri. Si tratta della funzione "crea lezioni", piuttosto che spiegarla descrivendo le varie operazioni, ho pensato fosse meglio realizzare un video tutorial trovate alla fine di questo post. Qui mi limiterò a indicare aspetti positivi e negativi di questa funzionalità:
Positivo:
# semplicità e facilità nell'uso;
# rapidità nella realizzazione della lezione
# considerevoli i materiali disponibili grazie agli archivi Rai
Negativi:
# perché limitare la possibilità di reperire materiale solo a pochi siti? si possono inserire nella nostra lezione solo pagine web della Rai, di Wikipedia, di Youtube o caricare documenti dal proprio PC. 
manca un ambiente comunicativamente ricco che consenta di creare e gestire discussioni complesse con gli studenti cui sono dedicate le lezioni che abbiamo creato, insomma un sistema di messaggistica rapida e magari con una audio chat sul modello di Voicthread.

Ecco il video tutorial su come realizzare lezioni attraverso Raiscuola:

Zeef: video tutorial in italiano


Ritengo che Zeef sia un'ottimo strumento per la Content Curation e per affrontare efficacemente il problema del sovraccarico informativo o "information overload", penso anche che un suo uso in ambito formativo sia molto efficace per consentire lo sviluppo e/o il potenziamento negli studenti di quelle abilità e competenze necessarie per utilizzare in modo critico e personale il web.
Per questi motivi ho realizzato un video tutorial in italiano della durata di 10:20 minuti, che ho pubblicato nel mio canale YouTube e che incorporo in questo post.

Ricordo che Zeef è una applicazione web free che consente di creare raccolte tematiche di risorse e contenuti presenti in rete, selezionandole, classificandole, accompagnandole con sintetiche recensioni e assegnando ad esse un rank, per renderle disponibili agli utenti di internet interessati a quell'argomento.

mercoledì 8 aprile 2015

Tackk: creare e condividere contenuti multimediali

In un periodo in cui proliferano le applicazioni web che promettono la realizzazione di contenuti multimediali brillanti e realizzati rapidamente, una applicazione che si distingue per concezione e versatilità e il cui utilizzo è realmente amichevole per l'utente è Tackk.
Tackk è un servizio web based, una applicazione web free, multi- piattaforma, fruibile anche da dispositivi mobili tramite apps per Android e iOS, che permette di realizzare e condividere in pochi minuti un annuncio, una presentazione, una annotazione, un blog, una chat, un post.

1. Registrarsi e creare un "Tackk"
La registrazione è molto rapida, si può accedere a Tackk anche utilizzando i propri account Twitter, Facebook, Google+, Instagram, ecc. Tackk si presenta come una piattaforma che rende semplice creare contenuti unici, personalizzati, di vario formato e dimensione che possono essere realizzati in pochi minuti.  Difficile dire esattamente cosa siano gli oggetti realizzati con Tackk, sono definiti Tackks, si tratta di una pagina di estensioni variabili, anche una sola immagine con del testo, ma anche un documento più esteso che può contenere: testo, immagini, video, audio, pulsanti, media, form, link, localizzazione, ecc. Il documento si presenta come una pagina unica che si può scorrere dall'alto al basso. 

2. Come procedere?
Una volta effettuato il login si dispone di un menù in alto a sinistra da cui si può accedere al proprio pannello di controllo da cui è possibile: modificare il nostro profilo; aggiungere amici; visualizzare i nostri tackks, followers, following; gestire gli stream o conversazioni cui partecipiamo o aprirne di nuove.
per creare un nuovo tackk basterà cliccare sul pulsante verde in alto a destra e potremo scegliere tra le seguenti alternative: lavagna vuota, chat, blog, progetto scolastico. In realtò si possono creare presentazioni, raccolte di immagini, documenti, ecc.
per saperne di più su come procedere a questo punto consiglio l'articolo che ha dedicato a tackk Anna Laghigna: TACKK per creare pagine ricche di contenuti multimediali. sul blog di Insegnanti 2.0.
Dal canale YouTube di Anna Laghigna incorporo questo video tutorial in italiano della durata di 13:40 in cui sono spiegate tutte le operazioni fondamentali


3. Tackk a scuola
Per finalità educative Tackk può risultare utile e produttivo per le seguenti ragioni:
# Semplicità nel creare e condividere pagine sul web 
# creatività nell'utilizzo di contenuti web, colori, fonts, modelli, immagini, video, audio, ecc. 
# disponibilità di opzioni che salvaguardano la privacy come protezione dei contenuti tramite password o pubblicazione di contenuti privati
# Collaborazione: immediata tramite pc desktop, tablet, smartphone e tutti gli altri dispositivi mobili
# Totalmente free
In questa pagina è disponibile un elenco di possibili utilizzi di Stackk in ambito educativo: 20 usi di Stackk in classe tra cui segnalo: creare schemi di lezione, progetti collaborativi, comunicazione con le famiglie, collaborazione con i tablet, portfolio degli studenti, ecc. Qui alcuni esempi di Tackk utilizzati a scuola TackkEdu.

4. Pubblicazione e Commenti
Una volta pubblicata il nostro Tackk è possibile condividerlo in tutti i principali social network come Twitter, Facebook, Google+, Pinterest, Linkedin. Si può inviar via e-mail e si può anche prelevare il codice per incorporarlo in siti, blog, forum, ecc. o si può esportarlo in formato pdf.
Interessante anche la possibilità di postare commenti e rispondervi generando uno stream di commenti che presenta le funzionalità di un sistema di messaggistica o di una chat.