sabato 3 novembre 2012

Il cattivo generale e il buon soldato: Bava Beccaris e i "moti dello stomaco" di Milano (1898)

Fiorenzo Bava Beccaris
Milano nel maggio del 1898 è un campo di battaglia, sono i moti di Milano, che un deputato repubblicano e leader dei fasci siciliani, Napoleone Colajanni, definì la "protesta dello stomaco", fu infatti la fame a scatenare le insurrezioni popolari tra cui quella di Milano fu la più clamorosa e sanguinosa. Tutto si svolse tra il sabato  del 6 maggio e il lunedì del 9 maggio 1898. La causa più diretta fu l'aumento del prezzo del pane, alimento principale dei cittadini più poveri, categoria nella quale rientrava la maggior parte degli italiani, dovuto al cattivo raccolto della produzione nazionale e alle ridotte importazioni di grano statunitense per la guerra ispano - americana. Causa di fondo degli eccidi perpetrati a Milano come risposta alla fame dei cittadini sono invece da ricercare nella incapacità politica della classe dirigente italiana di affrontare la questione sociale se non con il ricorso alla repressione, come era già accaduto per il cosiddetto brigantaggio, subito dopo l'unità d'Italia e per i moti dei fasci siciliani. Sia la destra che la sinistra storica, e in particolare i governi presieduti da Francesco Crispi, di fronte alle richieste di maggiore partecipazione popolare o di maggiore giustizia sociale non erano riusciti ad allargare le basi sociali dello stato  che rimanevano in mano ad una élite molto ristretta la quale identificava il bene dello stato con i propri interessi di classe. Di fronte a qualsiasi tentativo di ridefinire questi equilibri la risposta era sempre stata quella autoritaria e repressiva, che culminerà, proprio negli anni dei moti di Milano con la cosiddetta crisi di fine secolo e il tentativo di colpo di stato reazionario posto in atto dai governi di Antonio Di Rudinì e Luigi Pelloux con l'avvallo della corte e di Umberto I e teorizzato anche da eminenti esponenti del liberalismo come Sidney Sonnino nel suo articolo Torniamo allo statuto. Circa venti anni dopo, alla conclusione del primo conflitto mondiale, gli stessi ambienti favoriranno l'ascesa del fascismo che, da tale punto di vista, riprende una tendenza già in atto sin dagli inizi del regno d'Italia e che riuscirà ad operare la nazionalizzazione delle masse, ma entro il contesto di un regime dittatoriale.
Beltrame, dipinto, scontri fra manifestanti ed e esrcito a Milano nel 1898
Ma torniamo ai fatti di Milano del 1988, i primi tumulti popolari si erano avuti in Romagna e in Puglia alla fine di Aprile. A Firenze e Napoli invece i moti si verificarono i primi di Maggio e il governo reagì dichiarando lo stato d'assedio. Milano era presidiata dal III corpo d'armata, comandato dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, nominato dal governo Regio Commissario straordinario il secondo giorno dei tumulti. Il governo proclamò anche lo stato d'assedio e Bava Beccaris, che disponeva di circa 4.000 tra soldati e poliziotti, ebbe pieni poteri.
Per una cronaca dettagliata degli eventi è possibile consultare wikipedia e il blog di Alessandra Colla.
decreto di Bava Beccaris
Qui basta ricordare come Bava Beccaris, insediato il suo quartier generale dentro una tenda da campo in piazza del Duomo, dirigeva le sue truppe e preparava le stragi. Sabato cominciò il macello, la cavalleria caricò ma le barricate, sorte un po dappertutto, Porta Venezia, Porta Romana, Porta Vittoria, Porta Ticinese, ecc, resero inefficaci le cariche. Si diede quindi ordine di sparare contro i 30.000 rivoltosi, cifra ufficiale, probabilmente molti di più. Fu la domenica dell'8 maggio che entrarono in azione i cannoni contro le barricate di Porta Ticinese l'artiglieria sparò a mitraglia contro le barricate e la folla che le presidiava. Il giorno dopo, lunedì 9 maggio, al convento dei Capuccini i frati distribuivano il cibo ai poveri, il convento viene ritenuto, in base a informazioni giunte al comando militare di Milano, covo di rivoltosi e sovversivi che si sarebbero ivi rifugiati per sfuggire all'arresto. Non si verificò l'attendibilità della notizia, né si fabbricarono delle prove artefatte come accadrà diversi anni dopo e in diverse circostanze ma per mano di simili macellai, alla scuola di viale Diaz di Genova. Si fece parlare immediatamente il cannone provocando una strage e arrestando frati e morti di fame.
Umberto I di Savoia
Non si ha certezza del numero dei morti di quelle giornate, le cifre ufficiali parlarono di 88 morti e 400 feriti, secondo altre testimonianze i morti furono tra i 400 e gli 800, ma ne le cifre ufficiali ne le altre sono documentate. Quello di cui si è certi è che l'eroico generale ebbe la riconoscenza della classe dirigente e del re in persona e pertanto, il 5 giugno del 1898, fu insignito con una delle più alte onorificenze del Regno, la Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia, per mano dello stesso sovrano Umberto I. Questo il testo del telegramma che Umberto I inviò a Bava Beccaris:
"Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal Ministro della Guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di motu proprio la croce di Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria"
Come accade anche oggi, con criminali di altro tipo, ottenne poi un seggio al senato e le sue future gesta ben rappresentano la parabola discendente della democrazia in Italia: fu interventista nel 1915 e simpatizzante del fascismo, fu tra quelli che fecero pressione su re, Vittorio Emanuele III, affinché affidasse il governo a Benito Mussolini nei giorni della marcia su Roma.
la stessa scena dipinta da Beltrame in una fotografia dell'epoca di Luca Comerio
Il motivo di tanta ferocia era la convinzione, che nasceva da limitatezza mentale e da pregiudizi inveterati, di una parte del ceto dirigente liberale, dei militari, degli ambienti di corte, che i tumulti di Milano non fossero una protesta dello stomaco, ma facessero parte di un piano sovversivo insurrezionale che mirava ad abbattere lo stato.
Domenica del Corriere,  Beltrame, l'assassinio di Umberto I
In questa saga dove a prevalere sono il cretinismo e la ferocia, un episodio è importante, si tratta di un episodio di cui non ho trovato molte notizie in rete, non sono neanche sicuro che sia realmente accaduto, il fatto che sia riportato da qualche quotidiano non da alcuna certezza sulla sua veridicità, ma è bello pensare che sia realmente accaduto. E' una piccola storia, quella di un soldato che disse di no, non volle sparare sui civili e venne fatto fucilare. Nessuno ricorda quel soldato, nessuna decorazione o statue, nessuna vie a lui intitolate o libri che parlino del suo gesto, ma grazie a quel suo gesto è forse possibile riconciliarsi con questo paese e con la sua infame e mediocre classe dirigente.
E il gran re Umberto I? UN anarchico emigrato negli Usa, Gaetano Bresci, rientra in Italia e il 29 luglio del 1900, a Monza, spari 3 colpi di rivoltella al re, uccidendolo. Riesce difficile provare compassione per un simile bip, ma, facendo un erculeo sforzo e assumendo per assurdo l'ipotesi che fosse un essere umano, ci ci può provare.
Gaetano Bresci venne condannato all'ergastolo e rinchiuso nel carcere di Santo Stefano a Ventotene. Il pomeriggio del 22 maggio del 1901 il suo cadavere fu trovato penzolante, impiccato con un asciugamano all'inferriata della cella. Secondo altre voci uscite dal carcere fu ucciso perché tre guardie carcerarie lo sottoposero a un sant'Antonio, misura punitiva illegale con cui i carcerati ritenuti poco mansueti venivano pestati dopo essere stati avvolti in una coperta.




Materiali e testimonianze sui moti dello stomaco
  • Paolo Valera, giornalista e scrittore, poi iscrittosi al partito socialista, partecipò alle giornate di Milano, le 5 giornate alla rovescia come vennero chiamate da qualcuno, e ci ha lasciato una testimonianza di quei giorni che è pubblicata online con il titolo I cannoni di Bava Beccaris che contiene "La sanguinosa settimana del Maggio '98", "L'assalto al convento", "Dal cellulare a Finalborgo" e altri testi connessi alle giornate del maggio '98 a Milano e alla sua successiva detenzione.
  • a questo indirizzo di wikisource è possibile leggere una poesia anonima del 1898, Il feroce monarchico Bava Beccaris 

Video Lucio Dalla: Le parole incrociate
Testo di Roberto Roversi




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